CARCERI, IL SAPPE CONTESTA LA SOVRAESPOSIZIONE MEDIATICA DEL GARANTE DEI DETENUTI MAURO PALMA

CARCERI, IL SAPPE CONTESTA LA SOVRAESPOSIZIONE MEDIATICA DEL GARANTE DEI

DETENUTI MAURO PALMA – Roma, 25 mar 2020 – “C’è nel Paese una sovraesposizione

mediatica del ruolo del Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, francamente inconcepibile. Ci

sembra abbia addirittura offuscato il ruolo del Ministro della Giustizia e del Capo del Dipartimento

dell’Amministrazione Penitenziaria sulle tematiche delle carceri e dell’esecuzione penale. Palma parla

sempre e solo di detenuti, chiaramente CONTRO la Polizia Penitenziaria, cosa che il Garante sta facendo

sistematicamente – non è un caso che in ogni procedimento giudiziario contro poliziotti penitenziari si

costituisce parte offesa… -. Altro che figura di garanzia, lautamente pagato, lui ed i componenti del

Collegio, con i soldi pubblici: il fatto che il Ministro della Giustizia ed il Capo dell’Amministrazione

Penitenziaria non si espongono quasi mai consente a Palma di essere considerato il referente per

eccellenza sulle tematiche penitenziarie: cosi non è. Palma, professore di matematica, rappresenta una

sola parte del mondo della giustizia, ossia i detenuti, quelli che sono prevalentemente in carcere per avere

commesso reati”. Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia

Penitenziaria SAPPE, con riferimento ad un articolo di Panorama sul ruolo del Garante dei Detenuti

Mauro Palma. “A cosa serve avere una figura del genere?” aggiunge Capece. ”Se necessario, proporremo

una legge di iniziativa popolare o un referendum abrogativo per sopprimere la figura del Garante

Nazionale, visto che ai detenuti delle carceri italiane sono assicurate e garantite ogni tipo di tutela, a

cominciare dai diritti legati all’integrità fisica, alla salute mentale, alla tutela dei rapporti familiari e

sociali, all’integrità morale e culturale. Diritti per l’esercizio dei quali”, prosegue, “sono impegnati tutti gli

operatori penitenziari, la Magistratura ed in particolare quella di Sorveglianza, l’Avvocatura, le

Associazioni di volontariato, i parlamentari ed i consiglieri regionali (che hanno libero accesso alle

carceri), le cooperative, le comunità e tutte le realtà, che operano nel e sul territorio, legate alle

marginalità. E particolarmente preziosa, in questo contesto, è anche l’opera svolta quotidianamente dalle

donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria. Donne e uomini in divisa che rappresentano ogni giorno

lo Stato nel difficile contesto penitenziario, nella prima linea delle sezioni detentive, con professionalità,

senso del dovere, spirito di abnegazione e, soprattutto, umanità. Con buona pace di taluni garantisti ‘a

senso unico’”

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